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sabato 29 settembre 2012

PRESEPARTIST TORINO E BAGNARA CALABRA Le botteghe artigiane di via San Gregorio Armeno La pittoresca via dei pastori a Napoli Le botteghe, i pastori ed i presepi Difficile descrivere a parole o con immagini la moltitudine di botteghe, negozietti e bancarelle coloratissime che affollano Via San Gregorio Armeno: si è subito sopraffatti dalla quantità e dalla varietà dell’offerta. Qui si può trovare di tutto per il presepe: dalle casette di sughero o di cartone in varie dimensioni, agli oggetti “meccanici” azionati dall’energia elettrica come mulini a vento o cascate, dai pastori di terracotta dipinti a mano a quelli alti 30 cm con abiti in tessuto cuciti su misura. Ci sono pure i pastori venditori di frutta, di pesce, il macellaio e l’acquaiola; ma pure il pizzaiolo “robotizzato” che inforna la pizza, i classici come Benito ed i Re Magi e naturalmente la Sacra Famiglia, con il corredo di bue ed asinello, in tutte le dimensioni, fatture e prezzi. Ma accanto a vere e proprie opere d’arte, frutto del lavoro di famiglie artigiane che si tramandano il mestiere da intere generazioni, si trovano aggetti a dir poco kitsch, che però denotano la fantasia e l’ironia dei napoletani: la statuetta (ma sarebbe meglio dire la caricatura) del politico o del VIP del momento è oramai divenuta uno dei classici sulle bancaralle di via San Gregorio Armeno. Alcuni artigiani si sono specializzati nella realizzazione di questi pastori sui generis e non appena un personaggio sale alla ribalta della cronaca, ne creano il relativo pastore, molto spesso enfatizzandone qualche particolare legato all’evento che lo ha reso famoso. Come non dimenticare Maradona con il suo pallone negli anni d’oro della squadra di calcio del Napoli o l’allora giudice Di Pietro e la schiera di politici condannati dell’era di Tangentopoli Gli innumerevoli presepi esposti catturano l’attenzione di grandi e piccini. Le botteghe offrono principalmente tutto il materiale necessario per costruirsi oppure per espandere il proprio presepe. Chi vuole, però, può naturalmente acquistare un presepe già fatto, comprando poi separatamente i pastori con cui addobbarlo. In genere si parte dai 35-45 euro per modelli semplici, ma realizzati con molta cura, per i pastori da 5 cm fino a giungere alle migliaia di euro per le grandi realizzazioni basate sulle riproduzioni dei pastori classici del Settecento. Via San Gregorio Armeno può essere naturalmente visitata durante tutto l’anno: le gran parte delle botteghe sono sempre aperte e hanno in mostra i loro manufatti, benchè in numero ridotto. Però negli altri periodi dell’anno è possibile osservare i pastori ed ammirare gli artigiani a lavoro con maggior calma rispetto al periodo natalizio, dove il grande afflusso dei turisti rende la strada molto affollata. PRESEPARTIST TORINO E BAGNARA CALABRA Il presepe napoletano Altre foto sul presepe napoletano Ecco il momento di accennare ad un altro svago che è caratteristico dei napoletani, il Presepe [...]; Si costruisce un leggero palchetto a forma di capanna, tutto adorno di alberi e di alberelli sempre verdi; e lì ci si mette la Madonna, il Bambino Gesù e tutti i personaggi, compresi quelli che si librano in aria, sontuosamente vestiti per la festa [...]. Ma ciò che conferisce a tutto lo spettacolo una nota di grazia incomparabile è lo sfondo, in cui s'incornicia il Vesuvio coi suoi dintorni. (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, 1787) Il presepe napoletano "o' Presebbio" , insieme ai zampognari, alla tombola ed al menu della cena della Vigilia di Natale (24 dicembre), è uno dei simboli più intensi della tradizione natalizia a Napoli. Ad di là dei simboli religiosi che esso richiama, il presepe è amato anche da quelle famiglie napoletane poco osservanti o dichiaratamente laiche, perché il presepe napoletano è il luogo dove sacro e profano, spiritualità e vita quotidiana, preghiera ed ironia convivono come solo a Napoli, città delle contraddizioni, è possibile. Anche se oggi il presepe è sempre più spesso accompagnato o addirittura sostituito dall'albero di Natale, la tradizione è quanto mai viva e tramandata in moltissime famiglie. Il termine napoletano "o' Presebbio" (così come quello italiano presepe o presepio) deriva dal latino praesepe o praesepium che significa “mangiatoia”. Ed all’inizio (è del 1025 il primo riferimento documentato di un presepe a Napoli), il presepe napoletano, così come in tutte le altre regioni cristiane dove esisteva la tradizione del presepe, raffigurava appunto la scena classica della Natività, con il bambino nella mangiatoia, la Madonna e San Giuseppe, il bue e l’asinello. Soltanto nel Seicento il presepe napoletano si amplia cominciando ad introdurre scene di vita quotidiana, come i venditori di frutta o di carne, le popolane, i pastori con le pecore. La novità è accolta favorevolmente e gli artigiani rendono tali scene sempre più dettagliate e particolareggiate, raggiungendo l’apice rappresentativa nel Settecento, il secolo d’oro del presepe napoletano. La costruzione del presepe napoletano inizia tradizionalmente l'otto dicembre: dal ripostiglio si tira fuori la „base“ dell'anno precedente (uno scheletro di sughero e cartone poggiato su una tavola di legno, senza pastori ed addobbi vari) ed insieme ai figli di discute l'eventuale ampliamento. Dopo una piccola consultazione si decidono gli interventi da realizzare:: „Magari quest'anno si può aggiungere il forno a legna oppure il ruscelletto con l'acqua e qualche pecorella in più al gregge!“ (un dettagliato articolo sulle tecniche di ampliamento del presepe, illustrato con molte fotografie, lo potete trovare qui: Costruirsi il presepe - idee e tecniche illustrate con foto). Dopo la pianificazione degli interventi, la passeggiata a San Gregorio Armeno, la via dei presepi napoletani, diventa d'obbligo. Ci sono decine di negozi e di coloratissime bancarelle dove gli artigiani del presepe espongono le loro creazioni. L'offerta e la varietà dei prodotti è così vasta che è impossibile uscirne senza aver trovato quanto cercato e magari qualche pastore in più del previsto. Qualunque oggetto, la statuina di un animale, un cesto di frutta, una sporta di pesce, un mulino può arrichire la coreografica scenografia del presepe-palcoscenico. La realizzazione del presepe può durare da alcuni giorni fino a tutto il periodo prenatalizio, ma è d'obbligo che la sera del 24 tutto debba essere pronto, così come ammoniva Luca Cupiello in „Natale in casa Cupiello“, il protagonista dell'indimenticabile opera teatrale di Eduardo de Filippo Ovviamene tutto pronto, tranne il bambinello nella culla, che sarà aggiunto esattamente alla mezzanotte di Natale. Il presepe napoletano non è solo artigianato e tradizione popolare, ma ha conosciuto e conosce tuttora forme di elevata espressione artistica, come il famoso presepe Cuciniello e gli altri presepi settecenteschi del Museo di San Martino o la magnifica e poco conosciuta collezione tedesca di presepi napoletani del Bayerischen National museums di Monaco di Baviera. Alle opere del passato si affiancano le tante realizzazioni di artisti contemporanei, che durante le feste natalizie possono essere visitate a Napoli nei tanti allestimenti pubblici ed in molte chiese della Campania. PRESEPARTIST TORINO E BAGNARA CALABRA Tecniche di costruzione del presepe Consigli, trucchi, segreti su come costruire o ampliare un presepe “fai da te” La realizzazione di un presepe fai da te non è molto difficile, soprattutto se si comincia con progetti semplici: col tempo, ma man che aumenterà la competenza, l’esperienza e la passione, si potranno realizzare presepi via via sempre più grandi e scenografici. Fondamentalmente abbiamo due tipi di progetti: la costruzione di un presepe nuovo e l’ampliamento di un presepe preesistente. Qualunque sia la tecnica di costruzione adoperata è sempre bene partire però da un progetto: quindi prima di mettersi all’opera, meglio perdere un’oretta disegnando a grandi linee la scenografia da riprodurre. Non deve essere necessariamente un disegno perfetto e definitivo, tanto le idee migliori vengono durante la realizzazione, ma un piano iniziale aiuterà a scegliere correttamente i materiali e la loro quantità. Di seguito una serie di tecniche, consigli e segreti su come costruire un presepe. PRESEPARTIST TORINO E BAGNARA CALABRA Teatro e presepe Natale nel teatro e nella commedia napoletana (2) Il presepe è una tradizione specificatamente napoletana e viene stimato come simbolo classico del Natale. Le sue origini risalgono all’età medievale ma è durante l’età barocca che l’arte presepiale ebbe maggior sviluppo e gli artigiani pensarono di non interessarsi solo della “sacra mangiatoia”, nella quale si trovano la Vergine Maria, San Giuseppe, il Sacro Bambino Gesù, il bue e l’asinello, ma pensarono di raffigurare anche il volgo, la piccola e media borghesia, e il mondo agricolo - pastorale. I personaggi del presepe sono i pastori, i contadini, le lavandaie, i venditori ambulanti, i pascoli, il bestiame, le pecore, i Re Magi, gli Angeli, ecc; tali figure danno origine ad uno scenario teatrale, con luci, musica e simboli religiosi. Esse inscenano un atto drammatico, incentrato sulla vicenda della nascita di Cristo, sulla rievocazione di alcuni eventi evangelici e su immagini bucoliche-pastorali. Il presepe dunque ha triplice valenza, ossia può essere inteso come elemento espressivo popolare, come espressione di un determinato periodo storico, e come fenomeno artigianale di un arte nobile che, ha attirato nel corso dei secoli, a partire dal lontano Trecento ad oggi, non solo l’attenzione della Chiesa e di molti ordini religiosi, ma persino l’interesse dei nobili, dei magnati laici e soprattutto dei “pittori, collezionisti, architetti, scultori, vetrai, sarti, costumisti, intellettuali, artisti, ecc…”. Col passar degli anni il presepe è stato abbellito con nuovi scenari e arricchito con effetti speciali del tutto originali: luci, suoni straordinari, musica natalizia, animato da particolari scene con statuette elettroniche, le quali compiono le loro azioni grazie all’energia elettrica, tipo le acque turbolenti che scendono dalle cascate, le acque stagnanti del ruscello o quelle paludose dello stagno, il mulino al vento, il panettiere che inforna il pane, i zampognari che suonano la novella, la lavandaia che lava i panni, le massaie che preparano il pranzo natalizio, le colline proiettate in lontananza, e così via. Il palcoscenico (rappresentato da una povera ma divina grotta) è occupato dai protagonisti che sono la Madonna, il Divino Bambino e San Giuseppe, mentre gli attori secondari sono tutti gli altri personaggi che popolano la scena (gli Angeli, i Re Magi, i contadini, i pastori, i pescatori, ecc), e infine la platea è costituita dalla folla dei curiosi e dei visitatori che si recano alla grotta cantando e suonando per omaggiare la nascita del Salvatore. La scenografia pertanto risulta incantevole e molto realistica. L’azione principale, come abbiamo poc’anzi ricordato, è ambientata in una mangiatoia situata in un desolato paesino circondato da alte montagne, e per rendere la scena ancora più vera, gli artisti si sono serviti di artifici singolari: la farina bianca (per richiamare alla memoria montagne, colline e rilievi ricoperti di neve); il muschio (per realizzare il prato e il verde della campagna); i sassolini, i ciottoli e la farina gialla per dare l’idea delle strade dei campi non facilmente transitabili. Inoltre la scenografia si mostra realistica anche perché gli artisti sono ricorsi ad oggetti reali che rammentano i semplici prodotti della terra (vino, capponi, patate, galline, uova, conigli, dolci, maiali, polli, frutta...). Va inoltre specificato che dietro ad ogni singola figura si cela un significato profondo e religioso, ad esempio: il bue e l’asinello hanno un loro ruolo allegorico, o ancora Roberto De Simone (nel suo testo Il presepe popolare napoletano, Torino, Einaudi, 2004) ci informa che i tre Re Magi seduti sui loro rispettivi cavalli,”bianco, rosso e nero, simboleggiano l’iter del sole dall’aurora alla sera”. Il presepe ha subìto negli anni diverse modifiche, è stato costruito con vari materiali: ora con la cartapesta, ora con il gesso, ora con il legno, ora con il vetro, con la pasta, con il sughero, con il cartone, con la terracotta, con le frasche, ecc. Nella nostra bella Napoli l’arte presepiale è molto viva, difatti nel cuore della città i curiosi ed i turisti hanno la possibilità di poter ammirare una caratteristico “vicolo presepiale” se così lo si può definire. Stiamo ovviamente parlando di Via San Gregorio Armeno, la famosa strada dei presepi: in questa magica civitas praesepis è possibile apprezzare tante botteghe artigianali che realizzano vari e diversi presepi tra mille rumori, vocii, suoni, addobbi, colori e ornamenti. Natale nel teatro e nella commedia napoletana Dr.ssa Tina Marasca Con il Natale alle porte, ci è sembrato opportuno scrivere un breve articolo sul “Natale nel Teatro e nella Commedia Napoletana” ed inevitabilmente la nostra attenzione si è subito focalizzata su una commedia eduardiana, Natale in casa Cupiello, considerata dalla critica teatrale un pezzo storico del teatro partenopeo ed italiano. Questa grande opera di Eduardo de Filippo rappresenta non solo la tradizione del presepe napoletano, ma anche la stessa festività natalizia con tutti i suoi aspetti, anche quelli quotidiani come il freddo ed il gelo dell’inverno. Poiché tutta la vicenda ruota attorno al presepe, motivo di orgoglio per il protagonista/personaggio Luca Cupiello (presepe che però, come andremo tra poco a vedere, non è ben accettato dal resto della famiglia), abbiamo pensato di spendere qualche parola anche sul presepe napoletano, che può essere visto anche come un palcoscenico con tutti i suoi pastori, i suoi addobbi e le sue decorazioni che costituiscono, a nostro parere, una vera e propria scenografia teatrale. PRESEPARTIST TORINO E BAGNARA CALABRA Il pranzo di Natale ed il cenone della Vigilia a Napoli PRESEPARTIST TORINO E BAGNARA CALABRA Struffoli Il Natale napoletano è caratterizzato oltre che dal presepe, dal gioco della tombola, dalle novene dei zampognari e dal “Natale in casa Cupiello” inevitabilmente anche dal menu natalizio che nelle famiglie più legate alla tradizione è un rito irrinunciabile. Sia il cenone della Vigilia che il pranzo di Natale assumono dei caratteri ben definiti, il primo dominato dal pesce, il secondo dalle verdure e la carne. Entrambi i menu sono comunque completati dai dolci natalizi, i cui colori e profumi accompagnano tutte le feste natalizie della famiglia napoletana. Nella fotografia a lato, gli struffoli, il colorato dolce di origine antichissima, presenza obbligata su tutte le tavole campane nel periodo natalizio. Cenone della Vigilia (24 Dicembre) - Spaghetti con le vongole (o lupini) - Baccalà e capitone fritto - Insalata di rinforzo e broccoli al limone Pranzo di Natale (25 Dicembre) - Minestra maritata - Gallina al brodo - Insalata di rinforzo e broccoli al limone Dolci di Natale (tutte le festività natalizie) - Struffoli - Roccocò - Mustaccioli - Susamielli - Pasta di mandorle (ricette e maggiori informazioni sui dolci di natale napoletani) Per completezza va aggiunto che in molte famiglie si è soliti mangiare il giorno della Vigilia anche del pesce fresco (spigola o orata olio e limone spesso al posto del capitone, non gradito da molti), mentre a Natale si possono trovare anche dei maccheroni conditi col ragù napoletano (serviti subito dopo la minestra) ed ovviamente carne al ragu. I Dolci di Natale in Campania La tradizione, la storia, le ricette (Articolo di Angie Cafiero, guida di Supereva Mangiar bene) Le preparazioni natalizie campane sono legate alla rinomata tradizione pasticciera napoletana: roccoco', susamielli, divino amore, zeppole e struffoli tutto questo ci riconduce al periodo dell'avvento, a lunghe serate in casa, al gioco della tombola. Il profumo delle zeppole fritte, che durante la fase della preparazione impregna tutti gli abiti, le finestre chiuse, il vapore acqueo che si forma sui vetri, e l'odore che ci si porta dietro lasciando scie di aromi irresistibili. In famiglia la nonna ha sempre sostenuto che quando si preparano le zeppole non bisogna ne' farsi vedere ne' far sentire l'odore alla gente invidiosa: finirebbero con lo scoppiare!!! Le Zeppole Tipiche della costiera sorrentina, sono ciambelline fritte preparate con una pasta a base di farina acqua latte ed anice, e condite con miele, diavulilli (per chi non lo sapesse sono i confettini piccini e coloratissimi che ci riportano alla mente le decorazioni dei nostri alberelli di natale) e scorzette d'arancia. Tra i mestieri napoletani esisteva anche quello della zeppollara che in strada friggeva queste ciambelle in strutto o grasso animale e le serviva ricoperte di miele. Ricetta: http://guide.supereva.it/mangiar_bene/interventi/2000/12/19803.shtml Gli Struffoli Questo è un tipico dolce natalizio, la cui forma è a base di sfere ricoperte di miele e dai multicolorati diavulilli. L’origine degli struffoli è greca: il nome, deriva da strongulos, cioè pasta a forma sferica, arrotondata o incavata; anche questa preparazione è consolidata nella tradizione pasticciera napoletana, splendide erano le confezioni ad opera delle Monache dei conventi della Croce di Lucca e di quelle di S. Maria dello Splendore. Ricetta: http://guide.supereva.it/mangiar_bene/interventi/2000/12/19613.shtml Le Paste di mandorle o Pasta reale Sono altri dolcetti che trovano la loro origine nei conventi napoletani, dai delicati colori pastello che vanno dal rosa, al verde al giallino, preparati con mucchietti di paste di mandorle sistemati su di un ostia tagliata che serve da base e dalle forme piu' svariate. Dolci della vigilia di natale, le suore li preparavano rispettando la dieta di magro perche' erano preparati con farina zucchero, spezie e mandorle finemente tritate e non era utilizzato alcun grasso animale, essendo il loro condimento ottenuto esclusivamente dall'olio premuto dalle stesse mandorle. L'origine del nome pasta reale pare risalga all'epoca di Re Ferdinando IV. Si racconta che il Re si recò un pomeriggio in visita al convento delle suore di San Gregorio Armeno e, dopo aver visitato la cappella ed il convento, fu accompagnato dalle sorelle nel refettorio, ove su un grande tavolo era preparato un buffet in cui facevano bella mostra di se aragoste, pesci arrostiti, polli e fagiani oltre a della splendida frutta. Il Re era un gran mangiatore ma si scusò dicendo che da poco aveva finito di pranzare e non sarebbe stato il caso riaffrontare un pasto del genere. Ma le suorine con sguardi di complicità pregarono Re Ferdinando di degnarsi di un assaggio, quale fu la sorpresa del sovrano quando si accorse che tutto quel Ben di Dio non erano altro che dolci efficientemente scolpiti con la pasta di mandorle e certosinamente dipinti a mano. Questa tradizione di pasta reale è rimasta oggi soprattutto in Sicilia dove ci sono degli abilissimi artigiani di pasta martorana o reale. I Mustacciuoli Dalla forma romboidale ricoperti di glassa al cioccolato, il loro nome è legato alle antiche preparazioni contadine che utilizzavano il mosto, mustacea era infatti il loro nome latino, col quale venivano preparati per essere resi più dolci. I Susamielli A forma di 'S' i Sosamielli venivano impastati con del miele liquido ed anticamente venivano distinti in sosamiello nobile, preparato con la farina bianca e v'era l'usanza di offrirlo alle persone di riguardo, il sosamiello per zampognari, impastato con farina ed elementi di scarto, che veniva offerto al personale di servizio ai contadini in visita e a coloro che venivano a suonare in casa, ed in ultimo il sosamiello del buon cammino imbottito con la marmellata di amarene e che veniva offerto ai soli religiosi. Ricetta: http://guide.supereva.it/mangiar_bene/interventi/2000/12/19964.shtml Le Sapienze (leggera variante dei susamielli) Devono il loro nome al Convento di S.Maria della Sapienza, in cui venivano egregiamente preparate dalle Clarisse I Divinamore A base di pan di Spagna ricoperto di colorata glassa rosa traggono il loro nome dalle Religiose dell'omonina comunità di clausura. Ricetta: http://guide.supereva.it/mangiar_bene/interventi/2000/11/18343.shtml Il Roccocò A forma di ciambella, adatto a chi ha denti solidi, trae la sue origini invece dal francese rocaille per la barocca e rotondeggiante forma di conchiglia. Ricetta: http://guide.supereva.it/mangiar_bene/interventi/2000/12/19849.shtml E così, ogni anno, fosse solo per come dice mia "zia" pe' devozione siamo costretti, facendo uno sberleffo alle diete, nostro malgrado, ad assaggiare queste splendide delizie. Costruire il presepe - uso dell’erba L'erba da presepe viene normalmente usata come decorazione, ma gli artigiani del presepe l’impiegano spesso anche per coprire imperfezioni e punti di giuntura. Alcune tecniche su come applicare l’erba sul presepe, piccoli segreti del mestiere che renderanno ancora più scenografico il vostro presepe. In questo articolo analizzeremo l'immagine sottostante per scoprire che uso possiamo fare, oltre a quelli scontati di decorazione, dell'erba secca o sintetica da presepe. La foto mostra un angolo di presepe, non ancora terminato, che riproduce la vita rurale di un paesino dell'Appennino meridionale. Ricordiamo che l’erba la possiamo realizzare col muschio raccolto in natura. Come già spiegato in altri articoli, non bisogna dare troppo peso agli anacronismi come quelli del venditore di pizza che sono una caratteristica del presepe napoletano, perfino in quelli classici del Settecento: lì non troveremo certo il pizzaiolo, ma l'intera ambientazione è comunque quella dell'Italia del XVII secolo e non la Palestina di Cristo. Cominciamo dal suolo che è costituito da un una tavoletta di truciolato di 8 mm. La tavoletta è stata dipinta con un impasto di gesso e pittura da interni, quella usata per imbiancare le pareti, alla quale è stata data un tonalità color terra usando della tempera. L'impasto così creato sarà abbastanza denso (bisogna dosare opportunamente il gesso) in modo tale che quando si spalmerà sul truciolato si potranno realizzare quelle piccole irregolarità del suolo che lo rendono del tutto autentico: infatti, una volta asciugato, il suolo si presenterà non liscio, ma rugoso e pieno di "sassi" e "cunette". Io ci aggiungo all'impasto anche un po' di terreno preso in campagna, in questo modo oltre alla colorazione mi ritrovo quelle pietruzze che mi fanno ottenere l'effetto desiderato. In alternativa si può aggiungere anche un pò di segatura, magari proprio quella ottenuta raspando il sughero impiegato per la costruzione del presepe. Dopo che l'impasto si è asciugato, si potranno dare al suolo alcune pennellate di colore con la tempera: qualche macchiolina verde, marrone e gialla, giusto per simulare erba, rametti e paglia che non mancavano mai sulle le strade dell'epoca. Si possono vedere in dettaglio queste macchie di colore e la rugosità nell'immagine nella zona contrassegnata dalla lettera (A). Sempre in quella zona notiamo come anche il bordo del truciolato sia stato colorato in maniera "mimetica" per non far risaltare troppo la forma geometrica della tavoletta che contrasterebbe con i contorni naturali del paesaggio. L'intero suolo così come il bordo saranno poi ricoperti con cespuglietti di erba da presepe e rametti raccolti in campagna (in figura ho lasciato libero per far notare la struttura del suolo e le macchioline di colore). Passiamo ora alla zona contrassegnata dalla lettera (B). Lì ci ho messo una salita che congiunge questo "angolo di paese" con il resto del presepe. La salita è stata realizzata semplicemente con un pezzo di corteccia abbastanza lungo e diritto da servire allo scopo. Naturalmente ho tagliato, smussato e rifinito i bordi per far poggiare bene la strada sul suolo. E veniamo, così, proprio alla zona coperta dalla lettera (B): lì vediamo che la salita inizia con un piccolo gradino, che non è proprio bello da vedere; ma per toglierlo bisognava raspare la corteccia, tagliarla, smussarla; invece ho risolto il tutto ricoprendo il gradino con la solita erba secca da presepe (non la si vede perché ho lasciato appositamente libero per mostrare il dettaglio). La stessa erba è stata poi usata alla base della casa (C) proprio per nascondere il gradino dove appoggiava al suolo. Altra applicazione di erba l'ho fatto nel punto (D ), lungo la base di sughero del carrettino: la basetta è necessaria per mantenere pastore e carretto in equilibrio: per nascondere il tutto usiamo ancora una volta l'erbetta miracolosa. Continuando notiamo altre applicazioni di erba nei punti (E) e (F), lì dove i pezzi di sughero sono stati uniti tra loro: in questo modo si nascondono i buchi e le inevitabili colature di colla. Abbiamo visto solo alcuni impieghi di questa erba da presepe. Ce ne sono tante altre (che ho mostrato in altri articoli) e sicuramente vi verranno in mente altre possibili applicazioni. Per concludere osserviamo l'uso della corteccia di sughero in (G) per simulare quelle pareti rocciose, tanto tipiche nei paesi dell'Appennino o lungo la costiera amalfitana. Quest'uso della corteccia sarà però approfondito in un altro articolo. (gb) Natale a Napoli Il Natale napoletano, benchè contaminato anch’esso dalle tendenze consumistiche della società contemporanea, conserva tutt’oggi alcuni aspetti forti della tradizione partenopea che ruotano attorno ai due simboli del presepe e del menu natalizio. Le celebrazioni natalizie cominciano tradizionalmente l’8 Dicembre ( Festa dell’ Immacolata Concezione) giorno in cui si inizia la preparazione del presepe e terminano all’Epifania (o festa della Befana, come pure è detta soprattutto al sud - 6 Gennaio), quando il presepe viene disfatto. Durante il periodo natalizio la città e le tante località della costa sono sedi di manifestazioni culturali e religiose di grande interesse e richiamo turistico.


PRESEPARTIST TORINO E BAGNARA CALABRA

Le botteghe artigiane di via San Gregorio Armeno

La pittoresca via dei pastori a Napoli

Le botteghe, i pastori ed i presepi
Difficile descrivere a parole o con immagini la moltitudine di botteghe, negozietti e bancarelle coloratissime che affollano Via San Gregorio Armeno: si è subito sopraffatti dalla quantità e dalla varietà dell’offerta.
Qui si può trovare di tutto per il presepe: dalle casette di sughero o di cartone in varie dimensioni, agli oggetti “meccanici” azionati dall’energia elettrica come mulini a vento o cascate, dai pastori di terracotta dipinti a mano a quelli alti 30 cm con abiti in tessuto cuciti su misura. Ci sono pure i pastori venditori di frutta, di pesce, il macellaio e l’acquaiola; ma pure il pizzaiolo “robotizzato” che inforna la pizza, i classici come Benito ed i Re Magi e naturalmente la Sacra Famiglia, con il corredo di bue ed asinello, in tutte le dimensioni, fatture e prezzi. Ma accanto a vere e proprie opere d’arte, frutto del lavoro di famiglie artigiane che si tramandano il mestiere da intere generazioni, si trovano aggetti a dir poco kitsch, che però denotano la fantasia e l’ironia dei napoletani: la statuetta (ma sarebbe meglio dire la caricatura) del politico o del VIP del momento è oramai divenuta uno dei classici sulle bancaralle di via San Gregorio Armeno. Alcuni artigiani si sono specializzati nella realizzazione di questi pastori sui generis e non appena un personaggio sale alla ribalta della cronaca, ne creano il relativo pastore, molto spesso enfatizzandone qualche particolare legato all’evento che lo ha reso famoso. Come non dimenticare Maradona con il suo pallone negli anni d’oro della squadra di calcio del Napoli o l’allora giudice Di Pietro e la schiera di politici condannati dell’era di Tangentopoli

Gli innumerevoli presepi esposti catturano l’attenzione di grandi e piccini. Le botteghe offrono principalmente tutto il materiale necessario per costruirsi oppure per espandere il proprio presepe. Chi vuole, però, può naturalmente acquistare un presepe già fatto, comprando poi separatamente i pastori con cui addobbarlo. In genere si parte dai 35-45 euro per modelli semplici, ma realizzati con molta cura, per i pastori da 5 cm fino a giungere alle migliaia di euro per le grandi realizzazioni basate sulle riproduzioni dei pastori classici del Settecento.

Via San Gregorio Armeno può essere naturalmente visitata durante tutto l’anno: le gran parte delle botteghe sono sempre aperte e hanno in mostra i loro manufatti, benchè in numero ridotto. Però negli altri periodi dell’anno è possibile osservare i pastori ed ammirare gli artigiani a lavoro con maggior calma rispetto al periodo natalizio, dove il grande afflusso dei turisti rende la strada molto affollata.

PRESEPARTIST TORINO E BAGNARA CALABRA

Il presepe napoletano


Altre foto sul presepe napoletano

Ecco il momento di accennare ad un altro svago che è caratteristico dei napoletani, il Presepe [...];
Si costruisce un leggero palchetto a forma di capanna, tutto adorno di alberi e di alberelli sempre verdi; e lì ci si mette la Madonna, il Bambino Gesù e tutti i personaggi, compresi quelli che si librano in aria, sontuosamente vestiti per la festa [...]. Ma ciò che conferisce a tutto lo spettacolo una nota di grazia incomparabile è lo sfondo, in cui s'incornicia il Vesuvio coi suoi dintorni. (J.W. Goethe, Viaggio in Italia, 1787)

Il presepe napoletano "o' Presebbio" , insieme ai zampognari, alla tombola ed al menu della cena della Vigilia di Natale (24 dicembre), è uno dei simboli più intensi della tradizione natalizia a Napoli.

Ad di là dei simboli religiosi che esso richiama, il presepe è amato anche da quelle famiglie napoletane poco osservanti o dichiaratamente laiche, perché il presepe napoletano è il luogo dove sacro e profano, spiritualità e vita quotidiana, preghiera ed ironia convivono come solo a Napoli, città delle contraddizioni, è possibile.
Anche se oggi il presepe è sempre più spesso accompagnato o addirittura sostituito dall'albero di Natale, la tradizione è quanto mai viva e tramandata in moltissime famiglie.

Il termine napoletano "o' Presebbio" (così come quello italiano presepe o presepio) deriva dal latino praesepe o praesepium che significa “mangiatoia”. Ed all’inizio (è del 1025 il primo riferimento documentato di un presepe a Napoli), il presepe napoletano, così come in tutte le altre regioni cristiane dove esisteva la tradizione del presepe, raffigurava appunto la scena classica della Natività, con il bambino nella mangiatoia, la Madonna e San Giuseppe, il bue e l’asinello.
Soltanto nel Seicento il presepe napoletano si amplia cominciando ad introdurre scene di vita quotidiana, come i venditori di frutta o di carne, le popolane, i pastori con le pecore. La novità è accolta favorevolmente e gli artigiani rendono tali scene sempre più dettagliate e particolareggiate, raggiungendo l’apice rappresentativa nel Settecento, il secolo d’oro del presepe napoletano.

La costruzione del presepe napoletano inizia tradizionalmente l'otto dicembre: dal ripostiglio si tira fuori la „base“ dell'anno precedente (uno scheletro di sughero e cartone poggiato su una tavola di legno, senza pastori ed addobbi vari) ed insieme ai figli di discute l'eventuale ampliamento. Dopo una piccola consultazione si decidono gli interventi da realizzare:: „Magari quest'anno si può aggiungere il forno a legna oppure il ruscelletto con l'acqua e qualche pecorella in più al gregge!“ (un dettagliato articolo sulle tecniche di ampliamento del presepe, illustrato con molte fotografie, lo potete trovare qui: Costruirsi il presepe - idee e tecniche illustrate con foto).

Dopo la pianificazione degli interventi, la passeggiata a San Gregorio Armeno, la via dei presepi napoletani, diventa d'obbligo. Ci sono decine di negozi e di coloratissime bancarelle dove gli artigiani del presepe espongono le loro creazioni. L'offerta e la varietà dei prodotti è così vasta che è impossibile uscirne senza aver trovato quanto cercato e magari qualche pastore in più del previsto. Qualunque oggetto, la statuina di un animale, un cesto di frutta, una sporta di pesce, un mulino può arrichire la coreografica scenografia del presepe-palcoscenico.

La realizzazione del presepe può durare da alcuni giorni fino a tutto il periodo prenatalizio, ma è d'obbligo che la sera del 24 tutto debba essere pronto, così come ammoniva Luca Cupiello in „Natale in casa Cupiello“, il protagonista dell'indimenticabile opera teatrale di Eduardo de Filippo
Ovviamene tutto pronto, tranne il bambinello nella culla, che sarà aggiunto esattamente alla mezzanotte di Natale.

Il presepe napoletano non è solo artigianato e tradizione popolare, ma ha conosciuto e conosce tuttora forme di elevata espressione artistica, come il famoso presepe Cuciniello e gli altri presepi settecenteschi del Museo di San Martino o la magnifica e poco conosciuta collezione tedesca di presepi napoletani del Bayerischen National museums di Monaco di Baviera.

Alle opere del passato si affiancano le tante realizzazioni di artisti contemporanei, che durante le feste natalizie possono essere visitate a Napoli nei tanti allestimenti pubblici ed in molte chiese della Campania.

PRESEPARTIST TORINO E BAGNARA CALABRA

Tecniche di costruzione del presepe

Consigli, trucchi, segreti su come costruire o ampliare un presepe “fai da te”

La realizzazione di un presepe fai da te non è molto difficile, soprattutto se si comincia con progetti semplici: col tempo, ma man che aumenterà la competenza, l’esperienza e la passione, si potranno realizzare presepi via via sempre più grandi e scenografici.
Fondamentalmente abbiamo due tipi di progetti: la costruzione di un presepe nuovo e l’ampliamento di un presepe preesistente. Qualunque sia la tecnica di costruzione adoperata è sempre bene partire però da un progetto: quindi prima di mettersi all’opera, meglio perdere un’oretta disegnando a grandi linee la scenografia da riprodurre. Non deve essere necessariamente un disegno perfetto e definitivo, tanto le idee migliori vengono durante la realizzazione, ma un piano iniziale aiuterà a scegliere correttamente i materiali e la loro quantità.
Di seguito una serie di tecniche, consigli e segreti su come costruire un presepe.

PRESEPARTIST TORINO E BAGNARA CALABRA

Teatro e presepe

Natale nel teatro e nella commedia napoletana (2)


Il presepe è una tradizione specificatamente napoletana e viene stimato come simbolo classico del Natale. Le sue origini risalgono all’età medievale ma è durante l’età barocca che l’arte presepiale ebbe maggior sviluppo e gli artigiani pensarono di non interessarsi solo della “sacra mangiatoia”, nella quale si trovano la Vergine Maria, San Giuseppe, il Sacro Bambino Gesù, il bue e l’asinello, ma pensarono di raffigurare anche il volgo, la piccola e media borghesia, e il mondo agricolo - pastorale.
I personaggi del presepe sono i pastori, i contadini, le lavandaie, i venditori ambulanti, i pascoli, il bestiame, le pecore, i Re Magi, gli Angeli, ecc; tali figure danno origine ad uno scenario teatrale, con luci, musica e simboli religiosi. Esse inscenano un atto drammatico, incentrato sulla vicenda della nascita di Cristo, sulla rievocazione di alcuni eventi evangelici e su immagini bucoliche-pastorali.

Il presepe dunque ha triplice valenza, ossia può essere inteso come elemento espressivo popolare, come espressione di un determinato periodo storico, e come fenomeno artigianale di un arte nobile che, ha attirato nel corso dei secoli, a partire dal lontano Trecento ad oggi, non solo l’attenzione della Chiesa e di molti ordini religiosi, ma persino l’interesse dei nobili, dei magnati laici e soprattutto dei “pittori, collezionisti, architetti, scultori, vetrai, sarti, costumisti, intellettuali, artisti, ecc…”.
Col passar degli anni il presepe è stato abbellito con nuovi scenari e arricchito con effetti speciali del tutto originali: luci, suoni straordinari, musica natalizia, animato da particolari scene con statuette elettroniche, le quali compiono le loro azioni grazie all’energia elettrica, tipo le acque turbolenti che scendono dalle cascate, le acque stagnanti del ruscello o quelle paludose dello stagno, il mulino al vento, il panettiere che inforna il pane, i zampognari che suonano la novella, la lavandaia che lava i panni, le massaie che preparano il pranzo natalizio, le colline proiettate in lontananza, e così via. Il palcoscenico (rappresentato da una povera ma divina grotta) è occupato dai protagonisti che sono la Madonna, il Divino Bambino e San Giuseppe, mentre gli attori secondari sono tutti gli altri personaggi che popolano la scena (gli Angeli, i Re Magi, i contadini, i pastori, i pescatori, ecc), e infine la platea è costituita dalla folla dei curiosi e dei visitatori che si recano alla grotta cantando e suonando per omaggiare la nascita del Salvatore. La scenografia pertanto risulta incantevole e molto realistica.

L’azione principale, come abbiamo poc’anzi ricordato, è ambientata in una mangiatoia situata in un desolato paesino circondato da alte montagne, e per rendere la scena ancora più vera, gli artisti si sono serviti di artifici singolari: la farina bianca (per richiamare alla memoria montagne, colline e rilievi ricoperti di neve); il muschio (per realizzare il prato e il verde della campagna); i sassolini, i ciottoli e la farina gialla per dare l’idea delle strade dei campi non facilmente transitabili. Inoltre la scenografia si mostra realistica anche perché gli artisti sono ricorsi ad oggetti reali che rammentano i semplici prodotti della terra (vino, capponi, patate, galline, uova, conigli, dolci, maiali, polli, frutta...).
Va inoltre specificato che dietro ad ogni singola figura si cela un significato profondo e religioso, ad esempio: il bue e l’asinello hanno un loro ruolo allegorico, o ancora Roberto De Simone (nel suo testo Il presepe popolare napoletano, Torino, Einaudi, 2004) ci informa che i tre Re Magi seduti sui loro rispettivi cavalli,”bianco, rosso e nero, simboleggiano l’iter del sole dall’aurora alla sera”.

Il presepe ha subìto negli anni diverse modifiche, è stato costruito con vari materiali: ora con la cartapesta, ora con il gesso, ora con il legno, ora con il vetro, con la pasta, con il sughero, con il cartone, con la terracotta, con le frasche, ecc.

Nella nostra bella Napoli l’arte presepiale è molto viva, difatti nel cuore della città i curiosi ed i turisti hanno la possibilità di poter ammirare una caratteristico “vicolo presepiale” se così lo si può definire. Stiamo ovviamente parlando di Via San Gregorio Armeno, la famosa strada dei presepi: in questa magica civitas praesepis è possibile apprezzare tante botteghe artigianali che realizzano vari e diversi presepi tra mille rumori, vocii, suoni, addobbi, colori e ornamenti.

Natale nel teatro e nella commedia napoletana

Dr.ssa Tina Marasca

Con il Natale alle porte, ci è sembrato opportuno scrivere un breve articolo sul “Natale nel Teatro e nella Commedia Napoletana” ed inevitabilmente la nostra attenzione si è subito focalizzata su una commedia eduardiana, Natale in casa Cupiello, considerata dalla critica teatrale un pezzo storico del teatro partenopeo ed italiano. Questa grande opera di Eduardo de Filippo rappresenta non solo la tradizione del presepe napoletano, ma anche la stessa festività natalizia con tutti i suoi aspetti, anche quelli quotidiani come il freddo ed il gelo dell’inverno.
Poiché tutta la vicenda ruota attorno al presepe, motivo di orgoglio per il protagonista/personaggio Luca Cupiello (presepe che però, come andremo tra poco a vedere, non è ben accettato dal resto della famiglia), abbiamo pensato di spendere qualche parola anche sul presepe napoletano, che può essere visto anche come un palcoscenico con tutti i suoi pastori, i suoi addobbi e le sue decorazioni che costituiscono, a nostro parere, una vera e propria scenografia teatrale.


PRESEPARTIST TORINO E BAGNARA CALABRA

Il pranzo di Natale ed il cenone della Vigilia a Napoli

PRESEPARTIST TORINO E BAGNARA CALABRA
Struffoli

Il Natale napoletano è caratterizzato oltre che dal presepe, dal gioco della tombola, dalle novene dei zampognari e dal “Natale in casa Cupiello” inevitabilmente anche dal menu natalizio che nelle famiglie più legate alla tradizione è un rito irrinunciabile. Sia il cenone della Vigilia che il pranzo di Natale assumono dei caratteri ben definiti, il primo dominato dal pesce, il secondo dalle verdure e la carne. Entrambi i menu sono comunque completati dai dolci natalizi, i cui colori e profumi accompagnano tutte le feste natalizie della famiglia napoletana.

Nella fotografia a lato, gli struffoli, il colorato dolce di origine antichissima, presenza obbligata su tutte le tavole campane nel periodo natalizio.

Cenone della Vigilia (24 Dicembre)
- Spaghetti con le vongole (o lupini)
- Baccalà e capitone fritto
- Insalata di rinforzo e broccoli al limone

Pranzo di Natale (25 Dicembre)
- Minestra maritata
- Gallina al brodo
- Insalata di rinforzo e broccoli al limone

Dolci di Natale (tutte le festività natalizie)
- Struffoli
- Roccocò
- Mustaccioli
- Susamielli
- Pasta di mandorle
(ricette e maggiori informazioni sui dolci di natale napoletani)

Per completezza va aggiunto che in molte famiglie si è soliti mangiare il giorno della Vigilia anche del pesce fresco (spigola o orata olio e limone spesso al posto del capitone, non gradito da molti), mentre a Natale si possono trovare anche dei maccheroni conditi col ragù napoletano (serviti subito dopo la minestra) ed ovviamente carne al ragu.

I Dolci di Natale in Campania

La tradizione, la storia, le ricette

(Articolo di Angie Cafiero, guida di Supereva Mangiar bene)

Le preparazioni natalizie campane sono legate alla rinomata tradizione pasticciera napoletana: roccoco', susamielli, divino amore, zeppole e struffoli tutto questo ci riconduce al periodo dell'avvento, a lunghe serate in casa, al gioco della tombola.
Il profumo delle zeppole fritte, che durante la fase della preparazione impregna tutti gli abiti, le finestre chiuse, il vapore acqueo che si forma sui vetri, e l'odore che ci si porta dietro lasciando scie di aromi irresistibili.
In famiglia la nonna ha sempre sostenuto che quando si preparano le zeppole non bisogna ne' farsi vedere ne' far sentire l'odore alla gente invidiosa: finirebbero con lo scoppiare!!!

Le Zeppole
Tipiche della costiera sorrentina, sono ciambelline fritte preparate con una pasta a base di farina acqua latte ed anice, e condite con miele, diavulilli (per chi non lo sapesse sono i confettini piccini e coloratissimi che ci riportano alla mente le decorazioni dei nostri alberelli di natale) e scorzette d'arancia.
Tra i mestieri napoletani esisteva anche quello della zeppollara che in strada friggeva queste ciambelle in strutto o grasso animale e le serviva ricoperte di miele.
Ricetta: http://guide.supereva.it/mangiar_bene/interventi/2000/12/19803.shtml

Gli Struffoli
Questo è un tipico dolce natalizio, la cui forma è a base di sfere ricoperte di miele e dai multicolorati diavulilli.
L’origine degli struffoli è greca: il nome, deriva da strongulos, cioè pasta a forma sferica, arrotondata o incavata; anche questa preparazione è consolidata nella tradizione pasticciera napoletana, splendide erano le confezioni ad opera delle Monache dei conventi della Croce di Lucca e di quelle di S. Maria dello Splendore.
Ricetta: http://guide.supereva.it/mangiar_bene/interventi/2000/12/19613.shtml

Le Paste di mandorle o Pasta reale
Sono altri dolcetti che trovano la loro origine nei conventi napoletani, dai delicati colori pastello che vanno dal rosa, al verde al giallino, preparati con mucchietti di paste di mandorle sistemati su di un ostia tagliata che serve da base e dalle forme piu' svariate.
Dolci della vigilia di natale, le suore li preparavano rispettando la dieta di magro perche' erano preparati con farina zucchero, spezie e mandorle finemente tritate e non era utilizzato alcun grasso animale, essendo il loro condimento ottenuto esclusivamente dall'olio premuto dalle stesse mandorle.
L'origine del nome pasta reale pare risalga all'epoca di Re Ferdinando IV.
Si racconta che il Re si recò un pomeriggio in visita al convento delle suore di San Gregorio Armeno e, dopo aver visitato la cappella ed il convento, fu accompagnato dalle sorelle nel refettorio, ove su un grande tavolo era preparato un buffet in cui facevano bella mostra di se aragoste, pesci arrostiti, polli e fagiani oltre a della splendida frutta.
Il Re era un gran mangiatore ma si scusò dicendo che da poco aveva finito di pranzare e non sarebbe stato il caso riaffrontare un pasto del genere. Ma le suorine con sguardi di complicità pregarono Re Ferdinando di degnarsi di un assaggio, quale fu la sorpresa del sovrano quando si accorse che tutto quel Ben di Dio non erano altro che dolci efficientemente scolpiti con la pasta di mandorle e certosinamente dipinti a mano.
Questa tradizione di pasta reale è rimasta oggi soprattutto in Sicilia dove ci sono degli abilissimi artigiani di pasta martorana o reale.

I Mustacciuoli
Dalla forma romboidale ricoperti di glassa al cioccolato, il loro nome è legato alle antiche preparazioni contadine che utilizzavano il mosto, mustacea era infatti il loro nome latino, col quale venivano preparati per essere resi più dolci.

I Susamielli
A forma di 'S' i Sosamielli venivano impastati con del miele liquido ed anticamente venivano distinti in sosamiello nobile, preparato con la farina bianca e v'era l'usanza di offrirlo alle persone di riguardo, il sosamiello per zampognari, impastato con farina ed elementi di scarto, che veniva offerto al personale di servizio ai contadini in visita e a coloro che venivano a suonare in casa, ed in ultimo il sosamiello del buon cammino imbottito con la marmellata di amarene e che veniva offerto ai soli religiosi.
Ricetta: http://guide.supereva.it/mangiar_bene/interventi/2000/12/19964.shtml

Le Sapienze
(leggera variante dei susamielli)
Devono il loro nome al Convento di S.Maria della Sapienza, in cui venivano egregiamente preparate dalle Clarisse

I Divinamore
A base di pan di Spagna ricoperto di colorata glassa rosa traggono il loro nome dalle Religiose dell'omonina comunità di clausura.
Ricetta: http://guide.supereva.it/mangiar_bene/interventi/2000/11/18343.shtml

Il Roccocò
A forma di ciambella, adatto a chi ha denti solidi, trae la sue origini invece dal francese rocaille per la barocca e rotondeggiante forma di conchiglia.
Ricetta: http://guide.supereva.it/mangiar_bene/interventi/2000/12/19849.shtml

E così, ogni anno, fosse solo per come dice mia "zia" pe' devozione siamo costretti, facendo uno sberleffo alle diete, nostro malgrado, ad assaggiare queste splendide delizie.


Costruire il presepe - uso dell’erba

L'erba da presepe viene normalmente usata come decorazione, ma gli artigiani del presepe l’impiegano spesso anche per coprire imperfezioni e punti di giuntura. Alcune tecniche su come applicare l’erba sul presepe, piccoli segreti del mestiere che renderanno ancora più scenografico il vostro presepe.

In questo articolo analizzeremo l'immagine sottostante per scoprire che uso possiamo fare, oltre a quelli scontati di decorazione, dell'erba secca o sintetica da presepe. La foto mostra un angolo di presepe, non ancora terminato, che riproduce la vita rurale di un paesino dell'Appennino meridionale.
Ricordiamo che l’erba la possiamo realizzare col muschio raccolto in natura.

Come già spiegato in altri articoli, non bisogna dare troppo peso agli anacronismi come quelli del venditore di pizza che sono una caratteristica del presepe napoletano, perfino in quelli classici del Settecento: lì non troveremo certo il pizzaiolo, ma l'intera ambientazione è comunque quella dell'Italia del XVII secolo e non la Palestina di Cristo.

Cominciamo dal suolo che è costituito da un una tavoletta di truciolato di 8 mm. La tavoletta è stata dipinta con un impasto di gesso e pittura da interni, quella usata per imbiancare le pareti, alla quale è stata data un tonalità color terra usando della tempera. L'impasto così creato sarà abbastanza denso (bisogna dosare opportunamente il gesso) in modo tale che quando si spalmerà sul truciolato si potranno realizzare quelle piccole irregolarità del suolo che lo rendono del tutto autentico: infatti, una volta asciugato, il suolo si presenterà non liscio, ma rugoso e pieno di "sassi" e "cunette". Io ci aggiungo all'impasto anche un po' di terreno preso in campagna, in questo modo oltre alla colorazione mi ritrovo quelle pietruzze che mi fanno ottenere l'effetto desiderato. In alternativa si può aggiungere anche un pò di segatura, magari proprio quella ottenuta raspando il sughero impiegato per la costruzione del presepe.

Dopo che l'impasto si è asciugato, si potranno dare al suolo alcune pennellate di colore con la tempera: qualche macchiolina verde, marrone e gialla, giusto per simulare erba, rametti e paglia che non mancavano mai sulle le strade dell'epoca. Si possono vedere in dettaglio queste macchie di colore e la rugosità nell'immagine nella zona contrassegnata dalla lettera (A). Sempre in quella zona notiamo come anche il bordo del truciolato sia stato colorato in maniera "mimetica" per non far risaltare troppo la forma geometrica della tavoletta che contrasterebbe con i contorni naturali del paesaggio.
L'intero suolo così come il bordo saranno poi ricoperti con cespuglietti di erba da presepe e rametti raccolti in campagna (in figura ho lasciato libero per far notare la struttura del suolo e le macchioline di colore).


Passiamo ora alla zona contrassegnata dalla lettera (B). Lì ci ho messo una salita che congiunge questo "angolo di paese" con il resto del presepe. La salita è stata realizzata semplicemente con un pezzo di corteccia abbastanza lungo e diritto da servire allo scopo. Naturalmente ho tagliato, smussato e rifinito i bordi per far poggiare bene la strada sul suolo. E veniamo, così, proprio alla zona coperta dalla lettera (B): lì vediamo che la salita inizia con un piccolo gradino, che non è proprio bello da vedere; ma per toglierlo bisognava raspare la corteccia, tagliarla, smussarla; invece ho risolto il tutto ricoprendo il gradino con la solita erba secca da presepe (non la si vede perché ho lasciato appositamente libero per mostrare il dettaglio).

La stessa erba è stata poi usata alla base della casa (C) proprio per nascondere il gradino dove appoggiava al suolo.
Altra applicazione di erba l'ho fatto nel punto (D ), lungo la base di sughero del carrettino: la basetta è necessaria per mantenere pastore e carretto in equilibrio: per nascondere il tutto usiamo ancora una volta l'erbetta miracolosa.
Continuando notiamo altre applicazioni di erba nei punti (E) e (F), lì dove i pezzi di sughero sono stati uniti tra loro: in questo modo si nascondono i buchi e le inevitabili colature di colla.

Abbiamo visto solo alcuni impieghi di questa erba da presepe. Ce ne sono tante altre (che ho mostrato in altri articoli) e sicuramente vi verranno in mente altre possibili applicazioni.


Per concludere osserviamo l'uso della corteccia di sughero in (G) per simulare quelle pareti rocciose, tanto tipiche nei paesi dell'Appennino o lungo la costiera amalfitana. Quest'uso della corteccia sarà però approfondito in un altro articolo. (gb)


Natale a Napoli


Il Natale napoletano, benchè contaminato anch’esso dalle tendenze consumistiche della società contemporanea, conserva tutt’oggi alcuni aspetti forti della tradizione partenopea che ruotano attorno ai due simboli del presepe e del menu natalizio.

Le celebrazioni natalizie cominciano tradizionalmente l’8 Dicembre ( Festa dell’ Immacolata Concezione) giorno in cui si inizia la preparazione del presepe e terminano all’Epifania (o festa della Befana, come pure è detta soprattutto al sud - 6 Gennaio), quando il presepe viene disfatto.

Durante il periodo natalizio la città e le tante località della costa sono sedi di manifestazioni culturali e religiose di grande interesse e richiamo turistico.

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